Barbapedanna el gh’aveva on gilé,
    senza el denanz, cunt via el dedree;
    cunt i oggioeu longh ona spanna 
    l’era ul gilè del Barbapedanna”

barbapedana2

Cantastorie, musicante: questo signore curioso girava spesso per le Osterie, entrava e dava un occhiata all’ambiente e dopo aver salutato con il suo ampio cilindro spelacchiato, adorno di una coda di scoiattolo dava il via alla musica. Il suo sorriso cordiale e la sua innata simpatia non potevano lasciare indifferenti i commensali. La chitarra appesa al collo, proprio vicino al cuore  e da lì che le sue dita cominciavano a pizzicare le corde facendo nascere suoni vivaci e filastrocche. Portava allegria il barbapedana e lo faceva girando per i tavoli, facendo ballare le coppiette, i bambini e tutti quelli che nelle sere stanche volevano riposare la mente dai cattivi pensieri quotidiani.

Da un osteria all’altra, senza bisogno di alcun richiamoo, lui giungeva facendosi spazio tra le tavole apparecchiate, tra le famiglie benestanti che chiedevano di presenziare a banchetti e a festa. Generosi di applausi e di denari i signorotti lombardi amavano i cantastorie. Il barbapedana recitava le sue musiche rifacendosi a detti popolari o a situazioni comiche.

Vestiva con questo gilet corto e con una giacca povera, ma che lui indossava fiero come fiero portava alla luce sentimenti e stati d’animo nele sue ballate, prendendo la vita con filosofia in modo allegro e spensierato. Non disdegnava un bel bicchiere di vino all’occasione.

Pare che Enrico Molaschi sia stato uno dei più famosi tra i musicisti di strada, nato nel 1823 si aggirava per le vie di Milano con la sua “divisa” quasi come volesse dire: “Sono io, barbapedana”. Persino la regina Margherita volle conoscerlo e lo invitò nella sua villa a Monza, ascoltò i suoi versi e poi gli regalò una chitarra nuova.

La figura del musico di strada andò poi scomparendo, come succede sempre con le cose belle, a noi rimane il ricordo e i versi di questi personaggi popolari che rallegrarono le serate di tanta gente.