torta pane1Sembra una poesia ed invece è una torta, un tipico dolce brianzolo chiamato anche la “torta dei poveri?.
Di quando la regola: “Non si butta via niente? predominava nello spirito contadino.
Diffusa tra i panettieri della Brianza per riutilizzare il pane “posso? cioè secco e le briciole dei biscotti.
Una torta dei poveri ma ricca di gusto e profumata di tradizioni.
Non esiste una vera e proprio ricetta per questa torta dai tanti nomi, è una torta infinita, tramandata da madre a figlia, una torta del popolo, quasi una leggenda.
Subisce i cambiamenti dettati dal luogo, dal gusto e dalle tradizioni.
C’è una storia riguardo a questa torta, che pare sia la vera storia della torta paesana:

 

“C’era una volta, tanto tempo fa, un uomo che si procacciava il cibo cacciando animali e poi nutrendosi della loro carne cruda. A causa di ciò, soffriva di verme solitario e non riusciva a ingrassare di un solo etto. Un giorno, un fulmine colpì proprio la casetta sull’albero che aveva costruito per suo figlio e, da quel giorno, imparò a controllare il fuoco e, da lì, cominciò a cuocere la carne prima di mangiarla. E finalmente cominciò a prender peso. Una bella e salutare pancetta era ormai spuntata dal suo ventre prima così scheletrico. Anche la tenia era scomparsa. E il mondo divenne un po’ migliore.
Era sempre a spasso per la foresta, ma un giorno inciampò in un ramo d’albero e cadendo si sbucciò il ginocchio. Pianse molto e a lungo, f

ino a non aver più lacrime da versare tanto che, quando queste finirono, si rimboccò le maniche e inventò una ruota. E il mondo divenne un po’ migliore.
Ma con una ruota sola, si sa, non si va da nessuna parte. Così decise di appenderla ad un ramo ed il figlio entusiasta non faceva che girarla, di continuo, girava e girava, tutto il giorno, tutti i giorni. Ma a furia di farla girare anche il padre cominciò ad essere irrequieto e infastidito da tutto ciò e, in poco tempo, a girare di continuo non fu più solo la ruota! Non salutava più

i vicini, rispondeva male a sua moglie e sgridava di continuo il figlio. Così un bel giorno, sua moglie, nel tentativo di distrarlo e calmarlo, si mise in cucina e preparò una torta con quel poco che aveva in casa a sua disposizione, e cioè pane vecchio bagnato nel latte, a cui poi aggiunse, per dare un po’ di sapore in più, del cacao, un po’ di uvetta e di pinoli e per finire degli amaretti dolci. Dopo aver addentato un paio di fette il marito si calmò, ma durò poco, perché quella ruota continuava a girare, e girava e girava. Così per placare quell’animo ormai burbero e irrequieto, la moglie si rimise in cucina e preparò tanta di quella torta che ne avanzò un’immensa quantità, tanto da esser regalata a tutti gli abitanti del paese. Quella torta piacque tantissimo e tutti cominciarono a preparala a loro volta, e a sorridere, e a essere felici. Venne chiamata “Torta Paesana?
E il mondo divenne un po’ migliore.

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La torta paesana è anche la torta della nonna, almeno per me.
Quando ero piccola mi ricordo il profumo che arrivava dal forno a casa di mia nonna, quando ci si riun

iva tutti per la festa rionale.
Tornavo a casa regolarmente con un bel pezzo di torta chiusa nella carta stagnola.
Non era festa senza quel profumo.
Quella tradizione.
Quel sapore.

A Seregno vantiamo la Torta Paesana più lunga del mondo, ogni Autunno tutti i pasticceri, panettieri e privati (ossia comuni cittadini) si iscrivono ad una manifestazione benefica in favore dei bambini della Bolivia, vengono date misure precise riguardo la dimensione e spessore della torta e, il giorno della Festa, queste torte vengono affiancate l’una all’altra andando a formare un’unico dolce che in lunghezza copre un’intera via, ogni anno superiamo di un metro la lunghezza dell’anno prima. La torta viene poi venduta a fette e il ricavato donato all’Associazione benefica Carla Crippa.Questa iniziativa ha fatto si che il nostro sia stato denominato Il Paese più dolce del mondo.

 

RICETTA:
500 gr .pane comune raffermo (oppure pane fresco comune tipo Michetta)
1 litro di latte

250 gr. biscotti secchi
250 gr .amaretti
2 uova
100 gr cioccolato fondente
70 gr cacao dolce
100 gr zucchero semolato
2 cucchiai di olio di oliva
150 gr di cedro candito
70 gr di uvetta
100 gr di pinoli
rhum q.b.

PROCEDIMENTO:
Mettete il pane a pezzi a macerare nel latte tiepido (se il latte non basta, aggiungete acqua bollente, fino a coprire completamente il pane). Ogni tanto mescolate per farlo inzuppare per bene: va lasciato a bagno per almeno 3-4 ore. Quando sarà pronto, scolatelo e passatelo con lo schiacciapatate o con il passaverdure per evitare che rimangano degli “occhielli di pane” nella torta. Sbriciolare finemente gli amaretti e ammollare l’uvetta in acqua tiepida. Unite quindi gli ingredienti al pane: amaretti, cacao, zucchero, l’uvetta strizzata, i pinoli e il cedro a pezzetti amalgamandoli bene. Imburrate le teglie, versate il composto, livellatelo e copritelo con l’uovo sbattuto che farà la crosticina e qualche pinolo per decorare. Infornate 180° gradi per circa un’ora. La torta deve essere abbastanza morbida e “umida”, ma vale la prova stecchino.