Forse non tutti sanno che dietro l’immagine malefica e da strega della Giubiana si nasconde un altro volto.

L’ultimo Giovedì del mese di Gennaio si è soliti in Brianza e non solo, bruciare un fantoccio dalle sembianze di strega, per scacciare lo spirito dell’Inverno.

Le leggende dietro le quali si cela la vera storia della Giubiana sono molteplici e si perdono nella notte dei tempi.

E’ solito pensare a lei come di una donna alta e magra, tanto brutta da sembrare una strega, cattiva e dispettosa accompagnata da suo marito: “il Gianè?, si aggira per i boschi e per le campagne alla ricerca di cibo, indossando calze rosse.

E se non fosse così? Se dietro il volto perfido e malefico della Giubiana si nascondesse un animo nobile?

Si narra infatti che un tempo lontano lontano, ungiubianaa giovane castellana bella ed intelligente, proprietaria di un bosco dove i bambini andavano a giocare, decise di costruire su quel terreno. Pezzo per pezzo il bosco spariva e i bambini non avevano più un posto dove giocare. La Castellana divenne avida e lo spirito del bosco la punì, trasformandola in una vecchia rugosa sempre più simile ad un albero. La Giovane che si vergognava del suo aspetto andò a rifugiarsi nel pezzo di bosco che era rimasto intatto e assomigliò sempre di più agli alberi che la circondavano, tanto da riuscire a mimetizzarsi tra le foglie e i tronchi, solo un calzino di seta rosso salvò il suo piede. I bambini tornarono a giocare nel bosco, dove la Castellana li osservava attraverso i tronchi, facendoli spaventare di tanto in tanto. Le mamme così le tesero un tranello, prepararono un grande fuoco e un grande pentolone di risotto, la castellana attirata dal profumo del cibo si avvicinò al fuoco e suo malgrado prese a bruciare.

 

Da allora il rito del fuoco e del risotto si ripete in Brianza e nella Lombardia intera.